Un articolo di Beppe Severgnini che diverte e insegna come usare le parentesi.
Guarda anche nella Toolbox, alla voce "parentesi" per sapere come si usano correttamente.
Le parentesi sono come l'aglio, le elezioni e i cugini: ci vogliono, ma è meglio non esagerare. Il Parentesista è invece un bulimico: ha scoperto quella delizia paragrafematica, e non si ferma più. I suoi testi sembrano gare di tiro con l'arco: tutte quelle ((((( tese a scoccare affermazioni inutili; tutte quelle )))))) pronte a ricevere la chiusura di un ragionamento inconcludente.
Peccato, perché le parentesi sono utili. Trasmettono, infatti, un messaggio: «Sai? Scrivendo, mi è capitato di pensare anche questo... Se lo vuoi leggere, bene. Ma non è indispensabile».
Il guaio è che molti di noi pensano a troppe cose, e le vogliono scrivere tutte insieme. Il ragionamento sussulta così in preda a un singhiozzo sintattico: «Caro Puccio (ma ti chiamano ancora così?), come stai (e come sta quello strafigo di tuo fratello)? Qui bene (diciamo così), anche se voglio che mia sorella (grande) si sposi e vada fuori dalle scatole così mi prendo la sua camera (piccola). Baci baci baci (e ancora baci). Tua, Picci».
C'è anche chi apre una parentesi, ma non la chiude. O meglio, la chiude dieci righe dopo, quando chi legge ha perso le speranze. E' un vezzo diffuso anche tra noi giornalisti: siamo infatti convinti che i lettori seguano le nostre elucubrazioni, mentre vogliono soltanto sapere cosa abbiamo da dire. Una parentesi è un'indicazione: «Ecco, questo lo puoi saltare». I lettori, di solito, sono felici di farlo.
Ecco perché l'inciso dev'essere breve (se è brevissimo, tanto meglio). In questo caso interrompe momentaneamente il discorso, per poi riprenderlo. Una lungo inciso interrompe e basta. Ho letto romanzi contemporanei dove i periodi tra parentesi sono lunghi come tesi di laurea, e mi è capitato di pensare: se l'autore voleva scrivere DUE romanzi poteva farlo; ma non doveva spingerli uno dentro l'altro come le sezioni di un canocchiale.
Altre due forme patologiche sono queste: il Parentesismo Orale (quelli che, parlando, continuano a dire «Tra parentesi...») e il Parentesismo Elettronico (gli incoscienti che mettono le «faccine» nelle email): strizzano l'occhio all'interlocutore ;-) e gli sorridono :-) dimenticando che lo rendono soltanto triste :-(
P.S. Abbiamo parlato di parentesi tonde (e tonte, in molti casi). Esistono anche le quadre e le graffe, come sapete. Ma sono ben nascoste nella tastiera, e non possiamo usarle per combinare disastri.
Pubblicato su "Io Donna" del 28 ottobre 2006
