GLI ORNAMENTI DEL DISCORSO: LE FIGURE RETORICHE
Non spaventatevi per i nomi! Le figure retoriche sono il frutto della più squisita eloquenza greca e latina, quindi hanno nomi dall'apparenza impossibile, ma sono molto utili.
La retorica era "l'arte del dire", una disciplina che insegnava a parlare e scrivere in modo efficace ed elegante. Gli ornamenti della frase che permettevano di raggiungere questi obiettivi si chiamavano "figure". Scopriamole insieme.
Un solo avvertimento: se dopo aver letto vi viene voglia di sperimentare, ricordate di dosare tutto con gusto...Le figure retoriche sono come le spezie: in piccole dosi e al punto giusto rendono tutto intrigante, in eccesso danno la nausea.
La litote
La litote è un'apparente attenuazione dell'espressione che si ottiene negando il concetto opposto : dico "non bello" invece di dire "brutto". In realtà con la litote non si attenua il concetto, anzi, lo si rafforza. La litote porta sempre con sé una leggera ironia. Guardate come la usa Dante per descrivere l'aspetto dei diavoli: /...dalla sembianza lor ch'era non buona .
La litote si può applicare a una parola ( non affabile = freddo, ostile / non proprio conveniente = caro), ma anche a un'intera espressione (ricordate De André, Bocca di rosa? "... tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario").
La metafora
"Se dico 'il cielo piange', Mario, che cosa voglio dire?"
"Che sta piovendo."
"Vedi? E' una metafora."
"Eh, ma è semplice, perché allora 'sto nome complicato?"
E' il dialogo tra Pablo Neruda e il postino Mario (Massimo Troisi) nel film "Il postino". Il film parla a lungo delle metafore in modo quasi commovente: ecco perché la citazione.
La metafora è la regina del le figure retoriche. Viene dal greco "metaphèrein", cioè portare al di là. La metafora prende una parola e la "porta al di là" del suo significato corrente, per espanderla verso nuovi usi.
Ci sono metafore ovunque nella vita quotidiana. Prendiamo i titoli dei giornali: "Prodi: sono ben saldo al timone e presto invertiremo la rotta ". Ecco, il premier paragona il suo governo a una nave, senza spiegare "il mio governo è come una nave". Quindi la metafora è anche una similitudine in cui il primo termine è taciuto, una specie di paragone che non dice "come".
Più precisamente, è lo "slittamento di una parola da un campo semantico all'altro". Vediamo altri esempi :
- Finanziaria al decollo (sottinteso: la finanziaria è come un'aereo...)
- Processo ai nastri di partenza (sottinteso: il processo è come un atleta che corre...)
- Che giornataccia, mi devo 'resettare' (sottinteso: sono come un computer un po' fuso...)
- In pagella fioccano i brutti voti (sottinteso: i brutti voti sono fitti come la neve quando cade...)
- Con il vento le spighe fanno le onde (sottinteso: le spighe sono come il mare)
L'ossimoro
Dico subito che questa figura retorica si può pronunciare sia "ossìmoro" che ossimòro", così evitiamo ogni imbarazzo (io preferisco la seconda). L'ossimoro è l'accostamento di concetti contrastanti, in un'unica espressione: un modo per creare stupore e attirare l'attenzione su quanto stiamo scrivendo. Vediamo gli esempi:
...si volse a una pietosa crudeltà (Machiavelli)
...nella cecità infinita della luce (Gadda)
con le braccia colme di nulla...(Ungaretti)
O, per restare più nel quotidiano, ghiaccio bollente, altera cordialità, o ancora "Riempiteli di vuoti" come recitava la fortunata campagna dei cassonetti per la raccolta del vetro.
Talvolta anche una situazione può diventare ossimorica: "L'ultimatum di Boselli è un ossimoro", scrisse un giornalista di Repubblica, intendendo che lanciare un ultimatum era un atteggiamento in contrasto con un personaggio di minor peso politico come Boselli.
L'anafora
L'anafora è la ripetizione di una o più parole al principio di frasi successive. Difficile da dire, facile da fare.
La più famosa anafora della letteratura italiana è certamente quella di Dante, canto di Paolo e Francesca.
Quando Francesca dice:
Amor , che al cor gentil ratto s'apprende...
Amor , che a nullo amato amar perdona...
Amor condusse noi ad una morte...
Ecco, quella triplice ripetizione della parola "Amor" è un'anafora (Inferno, Canto V, versi 100-108).
Usatissima in pubblicità, deve essere tuttavia maneggiata da copywriter esperti altrimenti può diventare un tormentone.
Dove possiamo usarla nel linguaggio quotidiano? In ogni testo con il quale vogliamo evocare, convincere, affascinare. La parola (o il gruppo di parole) che si ripete, assume ovviamente un'enfasi da effetto speciale, quindi come sempre consiglio di non eccedere.
Come vedi, persino Dante non supera le tre ripetizioni...
Il chiasmo
E' la disposizione incrociata di quattro elementi secondo lo schema della lettera greca χ (chi). Da questo deriva il nome.
Esempio: A noi protestare sembra stupido, brillante sembrerà a voi. Ai due estremi della frase stanno le persone di riferimento (a noi - a voi), al centro stanno gli aggettivi (stupido - brillante).
Direte: tutto qui? Sì, tutto qui. Le figure retoriche sono strumenti: il bello è nella mente di chi le usa.
Il climax
Qualcuno dice "la climax" (per il vocabolario è maschile o femminile). Consiste nella gradazione ascendente di concetti.
Esempio:
si spaventò, si infuriò... (Manzoni)
se ne è andato, è uscito, è fuggito, si è precipitato via...
dice Cicerone a proposito della fuga di Catilina.
Il climax non è semplice da usare, occorre un'ottima padronanza lessicale e bisogna saperlo inserire nel punto giusto.

