ACCENTO, APOSTROFO E ALTRI DUBBI QUOTIDIANI

E oppure ed? Pò oppure po'? Ogni giorno mentre scriviamo siamo colti da dubbi che ci impediscono di proseguire. Ecco un piccolo "alfabeto" dell'ortografia...

Accento

Apostrofo

Articolo

C o Q? Innocuo o Innoquo?

Composti del verbo dire

E o ed? La D eufonica

Eccetera

Errori: la top ten dei più comuni

Negazioni

Nomi composti al plurale: i composti con capo-

Nomi composti e trattino: coppie sposate o conviventi?

ACCENTO

Accento grave o accento acuto?
L'accento grave è quello con la pronuncia aperta: caffè, canapè, cioè...Come grafia, è inclinato a sinistra.
L'accento acuto è quello con pronuncia chiusa: perché, ventitré, poté. Come grafia, è inclinato a destra.

Le vocali A I O U vogliono sempre l'accento grave in fine di parola.
Quindi: andrò in città, farò così.

La vocale E vuole l'accento grave:

  • come verbo essere: è
  • nei nomi di origine straniera: caffè, narghilè, tè...
  • nei nomi propri: Noè, Giosuè...
  • nelle parole: cioè, ahimè, ohimè, piè

La vocale E vuole l'accento acuto:

  • nel passato remoto: poté, ripeté...
  • nei composti di che: perché, affinché, benché...
  • nei composti di tre: ventitré...
  • nei composti di re: viceré...
  • nei monosillabi: sé (pronome), né, ché...
  • nella parola mercé.

Nella tastiera del computer, le due lettere (è - é) sono sullo stesso tasto. Quella grave è in basso, quella acuta è sopra.

Sull'annosa questione della E maiuscola accentata, riporto quanto dice il Lesina, guida più che autorevole in materia:

"Dato che sui sistemi di scrittura non sono in genere disponibili le maiuscole accentate, si dovrà in ogni caso ricorrere all'accento separato per la e maiuscola "grave". In questo caso, anche se la forma corretta sarebbe E`, è invalso l'uso corrente della scrittura E', che peraltro risulta più accettabile da un punto di vista grafico. [...] Un'analoga soluzione può essere eventualmente adottata per l'accento di qualsiasi vocale maiuscola che dovesse comparire nel testo, esempio: ATTIVITA'. "

Roberto Lesina, Il nuovo manuale di stile, Zanichelli, pagina 110.

Monosillabi
I monosillabi non vogliono accento, tranne:

  • ché (in senso causale o finale, cioè quando sostituisce perché, esempio: non chiamarla, ché è ancora arrabbiata con noi)
  • (indicativo del verbo dare, esempio: Luca dà troppa importanza...)
  • (come giorno, o imperativo del verbo dire, esempio: due volte al dì oppure dì la tua sulla questione)
  • (pronome, esempio: è troppo pieno di sé). Quando è unito con stesso, il pronome "se" non vuole l'accento. Lo recupera invece nel plurale, quindi: l'autore parla di se stesso, ma gli autori parlano di sé stessi. Questo perché potrebbe confondersi con "se stessi", congiuntivo del verso stare.
  • quando entrano a far parte di una parola composta, esempio: gialloblù, autogrù...

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APOSTROFO

L'apostrofo esiste per segnalare l'elisione di una vocale finale davanti a parola che inizia a sua volta con vocale. Si mette tra le due parole senza inserire spazi.

Esempio: la amica - l'amica

L'apostrofo, vista la sua natura, si usa:

  • con gli articoli determinativi "la" e "lo" davanti a parola che inizia con vocale.
    Esempio: l'ancella - l'orso.
  • con l'articolo indeterminativo "una".
    Per il maschile non occorre apostrofo perché oltre a "uno" esiste la forma "un". Quindi scriverò un'amica ma non c'è bisogno di scrivere un'amico, perché in questo caso posso tralasciare "uno" e scegliere "un".
    Niente elisione=niente apostrofo.
  • ogni volta che c'è un'elisione.
    Quindi bisogna distinguere tra le parole dove la vocale c'è (e si deve elidere) e quelle che sono già tronche (quindi non c'è niente da elidere). L'esempio più clamoroso? Qual è.
    Che si scrive senza apostrofo perché "qual" è una parola tronca. Eppure mi è capitato di vedere testi scritti da persone con istruzione universitaria, dove compariva "qual'è" con l'apostrofo.

Apostrofo e numeri
Quando i numeri iniziano con vocale, dopo l'apostrofo è meglio scrivere il numero in lettere, evitando la cifra. Esempio:

l'8 settembre (NO) l'otto settembre (SI)

Se però prima abbiamo scritto un altro numero in cifre, per analogia possiamo scrivere in cifre anche quello che richiede apostrofo. Esempio:
Il 16 e l'82.


Le regole per "quello e quella"
Quello, al singolare maschile si tronca in quel solo davanti a consonante (quel giornale, quel cantante). Rimane però quello davanti a s impura, z, x, gn, e (più raramente) davanti a ps e pn (quello stupido, quello zero, quello sbaglio).
Sia quello che quella si elidono sempre davanti a vocale tonica (quell'altro, quell'ala); si possono elidere davanti a vocale atona (quell'assemblea, quell'uscita, ma potremmo anche scrivere quella assemblea, quella uscita).
Va da sé che quello, per motivi fonici, si elide sempre davanti a parole che iniziano per "o": è intuitivo che non si possa dire quello orso, quello odore...giusto?

Al plurale, quello diventa quei davanti a consonante (quei progetti, quei fogli), ma diventa quegli davanti a vocale, s impura, z, x, gn, e (più raramente) davanti a ps e pn (quegli uomini, quegli zaini). Quegli si elide talvolta davanti a parole che iniziano per i (quegl'imbecilli). Il femminile plurale quelle non si elide (quelle amiche, quelle uova, quelle equivalenze).

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C o Q?

Ecco un elenco delle parole che possono generare il dubbio "c o q"? Gli errori capitano, anche nelle migliori famiglie...
acuire
arcuare
circuire
circuito
cospicuo
cuocere
cuoco
cuoio, scuoiare
cuore, rincuorare
evacuare
innocuo, innocuità, innocuamente
percuotere, ripercuotere
perspicuo, perspicuità, perspicuamente
proficuo, profucuità, proficuamente
promiscuo, promiscuità, promiscuamente
scuola, doposcuola
scuotere, riscuotere
vacuo, vacuità.

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COMPOSTI DEL VERBO DIRE

Tra gli errori più frequenti ci sono le forme improprie dei composti di dire, come benedire, maledire, contraddire, predire.... Cioè si dice, sbagliando: io benedivo, essi maledivano, tu contraddisti, egli prediva...
Invece, i composti del verbo dire seguono la coniugazione del verbo base. Quindi il trucco è: dividere la parola in due, isolare il verbo dire, coniugarlo e poi riattaccarci il prefisso.
Nei casi esemplificati sopra, le forme corrette sono: io benedicevo, essi maledicevano, tu contraddicesti, egli prediceva.
C'è una sola eccezione alla regola: l'imperativo alla seconda persona singolare. Infatti, si scrive dì' la tua sull'argomento, ma disdici la prenotazione, benedici questo pane....

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E o ED? LA D EUFONICA

E' quella "d" che si mette tra due vocali per migliorare il suono (eufonica viene dal greco e significa "dal bel suono"). Si usa solo tra due vocali uguali, esempio: ad Atene, Carlo ed Enrico eccetera. Unica eccezione: ad esempio.

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ECCETERA

Deriva dal latino et cetera che significa "e le altre cose". Siccome contiene in sé il ricordo di quella congiunzione (et), la parola eccetera non dovrebbe essere preceduta dalla virgola. Un errore che invece è abbastanza frequente, anche se veniale. Quindi scriveremo: libri, giornali, riviste eccetera.

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ERRORI: LA TOP TEN DEI PIU' COMUNI

Sbagliato
Corretto
Avvallare, avvallo*
Avallare, avallo

Accellerare

Accelerare

Grattuggiare

Grattugiare

Metereologia

Meteorologia

Egli fà, stà, và

Egli fa, sta, va

Che egli dasse, stasse

Che egli desse, stesse

Redarre

Redigere

Areoporto

Aeroporto

Un pò

Un po'

Qual'è

Qual è

*Nel senso di: legittimare, sostenere /conferma, sostegno

I primi otto sono errori dovuti ad aggiunte o spostamenti di lettere, oppure all'uso di forme verbali basate sull'analogia (stare - stasse / dare-dasse) più che sulla reale flessione del tema verbale.

Sulle ultime due espressioni invece spenderei due parole, perché spesso mi chiedono il perché di queste forme dall'apparenza arbitraria.

Un po': po' è il troncamento di poco, quindi ci vuole l'apostrofo, che sta lì a ricordare che è caduta una sillaba. Di solito il troncamento non richiede apostrofo, ma in questo caso sì.
Altri esempi: a mo', troncamento di a modo, ca' (esempio Ca' Foscari) troncamento di casa. L'accento dunque non c'entra niente: vietato scrivere un pò!

Qual è: anche questo è un troncamento, quindi non l'elisione di quale, ma una forma compiuta con pari dignità, sia davanti a vocale che a consonante (esempi: qual destino, qual emozione!), perciò non deve essere scritta con l'apostrofo. Altri esempi di forme tronche: tal, buon, un. Quindi sono corretti: tal amico, buon amico, un amico. Invece sono sbagliati: tal'amico, buon'amico, un'amico.

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NOMI COMPOSTI AL PLURALE: I COMPOSTI DI CAPO-

I nomi composti con capo- (capobanda, capolavoro ecc.) sono un capitolo a sé nell'ambito dei nomi composti.

Capo- può designare:

  • a) colui che è a capo di qualcosa, come capostazione ('il capo della stazione') ecc.;
  • b) colui che è a capo di qualcuno, come capoimpiegato ('il capo degli impiegati'), ecc.;
  • c) ciò che si segnala tra altri oggetti omogenei come 'preminente', 'eccellente': ad esempio capolavoro ('un lavoro, un'opera d'arte di prim'ordine'), ecc.

Distinguiamo dunque tre gruppi:

  • Nel tipo a) il secondo nome ha la funzione di determinatore: i due membri non formano un blocco unico e il segnale del plurale si aggiunge al primo: il capogruppo > i capigruppo; il capostazione > i capistazione ecc.
  • Nel tipo b) capo è in funzione appositiva rispetto al secondo nome; il composto viene percepito come un'unica parola e il segnale del plurale di aggiunge al secondo membro: il capocuoco > i capocuochi, il caporedattore > i caporedattori, ecc.
    Rimane invece sempre invariato il costituente capo- nel plurale dei nomi femminili, sia nel tipo la caporeparto > le caporeparto, la caposala > le caposala, sia nel tipo la capoimpiegata > le capoimpiegate, la caporedattrice > le caporedattrici.
  • Anche nel tipo c), affine al precedente, il costituente capo- ha funzione appositiva e il plurale si forma modificando il secondo membro del composto: il capoluogo > i capoluoghi, il capolavoro > i capolavori."

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NOMI COMPOSTI: SPOSATI O CONVIVENTI?

Qui mi occupo dei nomi composti solo quanto alla questione del trattino che li divide. Per la formazione del plurale, aggiungerò una voce appena possibile.

La regola corrente è di dividere con il trattino le parole che si accoppiano in modo occasionale o le locuzioni inventate dai giornalisti per definire fenomeni del momento.
Esempi: il rapporto maggioranza-opposizione, il dizionario italiano-francese, il maxi-esodo. Il trattino si deve usare anche se l'unione di parole provoca uno "scontro" di vocali uguali, esempio: il mega-accordo.
Invece le parole che sono ormai stabilmente "sposate" non si dividono con il trattino.
Esempi: vicepresidente, extracomunitario, autodistruzione, controreplica.... Non si usa il trattino anche nelle coppie "conviventi" che continuano a vivere vite indipendenti, esempio: linea guida, parola chiave. Su questi due ultimi esempi, solo un piccolo accenno ai plurali: la seconda parte rimane invariata, perché guida e chiave stanno lì a rappresentare un concetto, che è lo stesso se la parola a cui sono attribuite diventa plurale. Quindi scriviamo: linee guida, parole chiave e non linee guide, parole chiavi, come spesso purtroppo si vede.

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